Marted́ 7 Settembre 2010, ore 02:38
  • SSR ~ Saint Seiya Rakuen "L'armata dei Titani non ha bisogno di pavidi che arretrano!"

    Phaios Spathe

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    Saint Seiya · Mythology
    Sleipnir

    Il Destriero di Odino ~ Sleipnir
    Sleipnir è il portentoso destriero ottipede cavalcato da Odino, e la sua nascita rappresenta l'ennesima testimonianza di scaltrezza e d'astuzia unite alla congenita ambiguità sessuale di Loki ed istituisce un ulteriore collegamento simbolico tra il signore degli inganni ed il padre degli Dei del pantheon nordico. Nell'epoca in cui si svolsero i fatti, la rocca di Asgardh aveva come unica difesa contro gli attacchi dei giganti la sua posizione geografica dal momento che era circondata da bastioni naturali, rocce scoscese e dirupi che rappresentavano una barriera difficilmente superabile. Tuttavia gli Dei continuavano a temere l'incredibile forza e malvagità dei colossi dello Jútunheim tanto da voler fortificare la cittadella divina con delle mura spessissime. Si racconta dunque che, proprio in quei giorni, si presentò all'assemblea divina un mastro muratore il quale, interpretando i desideri degli Dei, affermò di essere in grado di costruire, in appena «tre mezzi anni», delle mura così robuste che né i giganti né altre oscure forze del male avrebbero mai potuto scalfirle. Gli Dei rimasero colpiti dalle sue parole perché pensavano che non si potesse realizzare una fortificazione inespugnabile in così breve tempo e quindi entusiasti gli chiesero come volesse essere ricompensato. La risposta del mastro, però, gettò nello sconforto gli Asi perché pretendeva in cambio della sua opera la bellissima Freya. Alla fine l'assemblea divina decise che il mastro sarebbe stato accontentato solo se avesse compiuto la sua opera entro un solo inverno e senza farsi aiutare da nessuno. Il mastro muratore, anche se contrariato, accettò le condizioni divine ma chiese di poter utilizzare almeno il suo cavallo, lo stallone Svadhiìfari. Gli Dei dopo essersi consultati e aver ascoltato il parere di Loki vennero incontro alle esigenze del mastro. Dunque il muratore si mise immediatamente al lavoro. L'artigiano di notte, sfidando la pioggia e la brina ed esponendosi a temperature rigidissime, caricava grossi macigni in groppa al suo cavallo che li trasportava sulla rocca di Asgardh. Durante il giorno, invece, poggiando pietra su pietra riusciva ad innalzare mura granitiche, maestose ed imponenti. Gli Asi cominciarono a temere che il mastro, grazie all'aiuto del portentoso stallone, avrebbe potuto facilmente rispettare i termini di consegna e a quel punto avrebbero dovuto consegnargli la splendida Freya perché il patto era stato stipulato davanti a testimoni e sotto i sacri vincoli del giuramento e pertanto non si poteva certo non rispettarlo e infangare cosi l'onore divino. L'estate ormai stava giungendo e la fortificazione era quasi del tutto costruita. Tre giorni prima dell'inizio dell'estate, quando mancava solo la porta per il completamento dell'intera costruzione, gli Dei, in preda allo sconforto, si riunirono in assemblea per decidere sul da farsi. Gli Dei non avevano alcuna intenzione di consegnare Freya al mastro e rimpiansero di aver stretto quel patto un anno prima. Determinante era stato l'aiuto dello stallone Svadhiìfari e la colpa principale ricadeva su Loki, infatti lui aveva consigliato di accogliere la richiesta del muratore, e poco mancò che il signore dell'ambiguità perisse sotto la calca divina che, animata da una furiosa rabbia, lo attorniò, iniziò ad insultarlo e lo minacciò di infliggergli tremende pene. Loki riuscì a salvarsi solo perché promise che con la sua arte avrebbe impedito al mastro di completare l'opera. Gli Asi gli diedero credito ma al contempo gli fecero intendere che il fallimento sarebbe stato pagato con la sua vita. Quella sera stessa di fronte a Svadhiìfari, che era intento a trasportare pesanti massi, apparve una leggiadra cavalla. Lo stallone non riuscì a frenare i suoi istinti e così strappò le redini ed abbandonò il suo posto di lavoro per andare incontro alla giumenta. Invano il mastro muratore tentò di catturare lo stallone: solo all'alba, sfinito e sognante, pago dell'avventura notturna, Svadhiìfari si ripresentò al suo padrone. L'indomani il lavoro procedette molto a rilento perché lo stallone pensava solo all'amore che aveva incontrato la notte prima e così il mastro capì che non sarebbe mai riuscito a rispettare i patti. Invano il muratore inveì e malmenò il suo destriero, anzi le sue grida bestiali e terrificanti richiamarono l'attenzione degli Asi. Gli Dei riconobbero in quei suoni disumani la furia tipica dei malvagi abitanti dello Jótunheim: il mastro in realtà era un gigante. Ovviamente i giuramenti o i patti presi con un gigante non avevano alcuna validità, infatti con loro valeva solo la legge del più forte. Come erano soliti fare in quei casi, gli Dei chiamarono Thor e il signore del tuono scagliò Mjöllnir contro il gigante muratore fracassandogli il cranio e poi gettò il suo corpo esanime nelle profondità di Hel. Tutti gli Asi resero omaggio a Thor che, ancora una volta, aveva salvato l'onore di Freya ma nessuno ringraziò Loki, il cui stratagemma era stato provvidenziale per sgominare la vera natura del mastro, che presentava uno strano gonfiore del ventre. Dopo qualche tempo infatti il dio partorì, tra lo stupore generale, un magnifico puledro dotato di uno splendido manto grigio e di otto zampe. Gli Dei così compresero come Loki avesse convinto Svadhiìfari a disubbidire al suo padrone e lo schernirono per i suoi strani appetiti sessuali. Odino osservò compiaciuto il destriero ottipede e ne apprezzò la sua eleganza e velocità tanto da chiederlo in dono. Da allora, in groppa a Sleipnir, questo il nome del frutto del ventre di Loki, Odino sfrecciò nel cielo, sulla terra e sulle onde dei mari nordici.